Buone feste alla e dalla Penny Wirton
Un altro Natale e un altro Capodanno sono ormai arrivati, tra festicciole, dolcetti, addobbi e tante braccia che s’abbracciano e che riuniscono ucraini e russi, ebrei e palestinesi, cristiani e musulmani: alla Penny Wirton, scuola di italiano gratuita per migranti, l’incontro che vince sullo scontro è il valore più profondo insito nel lavoro che svolgiamo per amore del futuro.
E così, anche sul finire di questo 2025 che ci traghetta nel 2026, i fondatori Eraldo Affinati e Luce Lenzi, augurano pace e serenità agli insegnanti volontari e agli studenti migranti della Penny Wirton e a tutti coloro che sostengono la scuola. Ecco di seguito il loro messaggio per le festività.
Le nostre scuole per l’insegnamento della lingua italiana alle persone migranti continuano a crescere. In questo momento sono ben 68 le associazioni che fanno riferimento allo stile Penny Wirton, ma è un numero destinato ad aumentare.
Migliaia di individui, fra volontari e studenti, donne e uomini, giovani e adulti, sono coinvolti in tutto il Paese in un’azione di pura gratuità nata in sordina nella Capitale diciassette anni fa e diventata ormai un punto di attrazione e resistenza per tanta gente con motivazioni diverse che rende disponibile parte del proprio tempo aiutando chi è più in difficoltà.
Quest’anno a Roma abbiamo aperto la terza sede e stiamo pensando di estenderci ancora. Del resto, la Penny Wirton rappresenta una risposta operativa in un momento di guerre e tensioni internazionali come quello odierno. Quando vediamo studiare insieme, senza voti né burocrazie, nel sogno realizzato di una scuola nuova, ragazzi ucraini e russi, ebrei e palestinesi, cristiani e musulmani, atei e religiosi, maschi e femmine, adolescenti e pensionati, appartenenti a culture spesso in conflitto le une con le altre, ci rendiamo conto del valore che possiede l’azione in cui ci impegniamo.
Grazie a tutti voi per quanto state facendo e per la passione disinteressata che ci mettete.
Un grande abbraccio con tanta stima e affetto.
Eraldo Affinati e Luce Lenzi
