Roma: le Penny Wirton in cammino per la pace
Le testimonianze della seconda giornata di assemblea nazionale
Per la seconda giornata dell’assemblea nazionale le Penny Wirton d’Italia si sono messe in cammino per la pace, con delegazioni di volontari provenienti da tutta Italia. A guidare l’allegra brigata, composta dagli insegnati e da un paio di studenti temerari, sono stati i fondatori della Penny Wirton, Eraldo Affinati e Anna Luce Lenzi, e la referente della Penny Wirton di Pinerolo, Elisa Sartori. Al cammino di 14 chilometri lungo le banchine del Tevere si sono uniti anche familiari e amici, quadrupedi e ciclisti. Così, nei paragrafi, che seguono è possibile leggere la testimonianza del liceale Ernesto Russo, che ha svolto i percorsi di alternanza scuola-lavoro alla Penny Wirton di Roma, e guardare una sintesi audiovisiva della giornata realizzata dal volontario Fulvio Viscomi
IL CAMMINO DELLA PACE
video di Fulvio Viscomi: clicca qui
IL CAMMINO DELLA PACE
testo di Ernesto Russo
Piano piano ci siamo radunati tutti nell’area intorno a Ponte Milvio, per una passeggiata che ha coperto buona parte di Roma, lungo la famosa pista ciclabile del Tevere. Chi arrivava, da ogni zona d’Italia, è stato accolto da Eraldo, Luce e Annachiara con un saluto, un sorriso, del cibo e un foulard azzurro targato Penny Wirton. In piazza c’erano decine di volontari e due studenti, di ogni età e provenienza, una vera festa culturale, ma i primi di tutti ad avvicinarmi sono stati Gianni e Massimo, giunti nella Capitale da Fidenza, una piccola provincia tra Parma e Piacenza. Massimo non era un volontario della scuola, ma ha accompagnato lo zio per farsi una gita fuori porta a Roma e ha comunque partecipato con spirito a gran parte del cammino. Gianni invece ha avuto il piacere di raccontare tutta la sua lunga esperienza alla scuola di italiano, a partire dal difficile periodo della pandemia: “Fidenza si trova a 40 chilometri da Codogno, primo focolaio di Covid, e quindi la situazione è stata complicata da subito. Io sono stato un insegnante fino al 2018 e grazie ai miei ragazzi ho scoperto Internet e Skype che in quel periodo mi hanno salvato. La vicinanza dei miei ex-studenti, che mi portavano persino la spesa a casa, e il supporto continuo di Papa Francesco, mi hanno dato la forza necessaria per continuare a dare ciò che potevo”.
A questo punto mi inserisco, perché voglio capire come ha vissuto l’avvicinamento alla Penny Wirton dopo una vita intera tra i banchi di un liceo. “Che differenze trovi tra la scuola tradizionale e quella di italiano per migranti?” Gianni non ha dovuto neanche pensarci: “In entrambi i sistemi si possono creare legami bellissimi, ma voglio riportare qui le semplici parole di una mia studentessa della Penny Wirton di 21 anni, che mi hanno colpito ‘Quello che puoi trovare qua è molto più di quello che puoi dare là’. Ecco, per me che penso in dialetto e vivo in un paesino di 28 mila abitanti di cui 4 mila sono stranieri, la scuola di italiano è l’habitat naturale”.
Ringrazio Gianni e mi avvicino al resto del gruppo, che sta facendo una pausa all’ombra per ascoltare la testimonianza di Boubakar, studente 29enne della sede di Penny Wirton di Limana, in provincia di Belluno, dove lavora regolarmente come magazziniere. “Sono arrivato a Lampedusa dopo un lungo viaggio dal Gambia circa 10 anni fa”, racconta con un ottimo italiano. “Sono stato molto fortunato nel percorso, incontrando in due occasioni delle difficoltà ma nessun ostacolo impossibile da superare”, aggiunge.
Dopo l’introduzione interviene Eraldo Affinati, che ha una bellissima storia da condividere: “Sono stato anch’io in Gambia, in un villaggio pazzesco chiamato Sare Gubu, su invito di un mio ex-studente, e lì sono venuto a sapere della nascita di un bambino proprio nei giorni in cui io ero ospite”. E, cari lettori, il bambino si chiamava Abubakar, ma non era lo stesso Boubakar purtroppo: tranquilli, l’aneddoto vale comunque la pena di essere raccontato. “Dagli abitanti di quel villaggio sentivo spesso dire il mio nome, e non capivo perché, non avevo parlato con la maggior parte di loro. Solo pochi giorni dopo ho capito che il bambino si chiamava Abubakar Eraldo Affinati! Il motivo? C’è la tradizione di dare al bambino il nome dell’ospite più anziano del villaggio al momento della nascita”.
L’incontro prosegue e abbiamo la possibilità di porre domande al giovane Boubakar che si è mostrato molto disponibile con tutti. “Sì, ho una grande famiglia, e loro stanno bene in Gambia. Io sono andato via perché volevo un futuro migliore di quello che avevo lì e adesso sono felice in Italia. Prima, di questo Paese, conoscevo solo Buffon e Del Piero, in generale lo vedevo come un bel posto dove vivere. Adesso invece apprezzo soprattutto cultura e cibo: ho sempre trovato un ambiente inclusivo e per il mio futuro non escludo la possibilità di rimanere qui. Sono grato a tutti i miei insegnanti della scuola e a chi mi ha aiutato ad integrarmi a Belluno”
Ripreso il cammino, è stato il turno di altri volontari pronti a raccontare le proprie esperienze. Sono stati tutti gentili, e disponibili alla condivisione nonostante il caldo e la fatica si iniziassero a sentire. Francesca ha iniziato il suo percorso alla Penny Wirton a gennaio, dopo la pensione, come Gianni, e il suo obiettivo dal primo giorno era quello di rendersi utile. Voleva capire meglio una realtà parallela alla sua, portando con le sue competenze in quelle lezioni un po’ di didattica e un po’ di gioco. “Dopo aver conosciuto Annachiara, figlia di Luce, volevo mettermi in gioco tornando ad insegnare, e sono contenta di averlo fatto”.
Ho ringraziato Francesca e mi sono avvicinato a Fulvio, insegnante e funzionario volontario della sede romana di San Paolo, che avevo già avuto modo di conoscere. “È difficile darti un solo momento indimenticabile, Ernesto” mi ha rivelato. “Mi viene in mente il periodo della pandemia, con le lezioni di italiano che erano diventate videoconferenze online; la mia studentessa era una ragazza togolese che era appena incinta, alle prime ore insieme. Ecco, in poco tempo quel pancione è cresciuto, e nelle ultime lezioni la vedevo addirittura allattare il bimbo davanti alla telecamera. È stato meraviglioso. Oggi credo che abbia tre figli e che si sia trasferita in Svizzera”
Alle 12:00 arriva la fragorosa tipica esplosione del cannone del Gianicolo. Alle 12:15 invece è il momento di rifocillarsi, e quindi abbiamo fatto una pausa all’altezza dell’Isola Tiberina, luogo storico non solo per aver dato i natali al sottoscritto, ma anche per aver fornito agli antichi romani un sito strategico e commerciale fondamentale per la navigazione del fiume Tevere. Giunti qui, è stato il momento della storia di Camilla, altra studentessa presente oltre al già citato Boubakar.
A 33 anni, la ragazza ha un italiano davvero notevole e un sorriso splendido, dovuto anche a un’esperienza di vita a dir poco incredibile. “I miei bisnonni erano di un piccolo paesino vicino a Torino di nome Coazze, ma adesso non sono a conoscenza di altri parenti lì. Un giorno vorrei andarci. Adesso vivo a Faenza con mio marito, che però è originario di Napoli, da circa 6 mesi”. E da qui, la domanda su come si fossero conosciuti era quasi scontata: “L’ho incontrato in Australia, ho vissuto due anni lì, mentre lui c’è stato per sei mesi. Dopo averlo conosciuto ho iniziato a studiare l’italiano, innamorandomi da subito dei vostri cibo, cinema, musica e cultura. Ho frequentato molto la Penny Wirton e oggi devo ringraziare tutti i volontari se non ho paura di sentirmi esclusa, grazie mille a tutti.”
Le cose da dire sarebbero ancora molte, ma voglio chiudere l’articolo qui, con queste parole potentissime di Camilla, non perché la camminata fosse finita, siamo arrivati a Ponte Marconi solo nel primo pomeriggio!, ma perché spero di aver già fatto capire ai lettori che aria si respira in ogni scuola Penny Wirton d’Italia. Ringrazio con l’occasione Eraldo, Luce, Annachiara, Gianni, Massimo, Boubakar, Francesca, Denise, Fulvio, Camilla, Rosanna, Maria Cristina e tutti gli altri volontari che hanno dedicato una domenica intera a questa passeggiata all’insegna dell’inclusione e della pace.
