Scuola: Affinati, non è gara, è lavoro per bene comune
Lo scrittore e fondatore della scuola di italiano grauita per migranti Penny Wirton, Eraldo Affinati, commenta la nuova classifica di Eduscopio
Sul finire dell’anno scorso, immancabilmente è arrivata una nuova classifica di Eduscopio, gruppo di lavoro della Fondazione Agnelli che stila le classifiche delle migliori scuole italiane a partire dai risultati ottenuti dai liceali quando si iscrivono all’università, oppure dagli studenti dei tecnici e professionali nel momento in cui cercano lavoro. In un intervento pubblicato dal settimanale “Famiglia Cristiana“, lo scrittore e fondatore della scuola di italiano grauita per migranti Penny Wirton, Eraldo Affinati, afferma: “Verrebbe da dire, la scuola non merita di essere trattata così. È una cosa molto più complessa e difficile da capire che riguarda il bene comune, la coscienza dei futuri cittadini, i valori che intendiamo trasmettere alle nuove generazioni”.
Secondo Affinati “i giornali enfatizzano queste statistiche quasi si trattasse di una gara sportiva, con tanto di podio e medaglie: il liceo campione d’Italia è il Giovanni Battista Ferrari di Este, in provincia di Padova, a Milano il Berchet torna in vetta, a Roma è sempre il Visconti ad avere la meglio, a Bologna il Galvani mantiene il primato…” tuttavia “i gruppi che danno più soddisfazione ai docenti e rendono meglio sono quelli eterogenei – spiega lo scrittore -, non quelli selezionati verso l’alto o verso il basso: una classe di ripetenti sarebbe tristissima, come una composta da secchioni. Non solo i deboli hanno bisogno dei forti, vale anche il contrario: sia nella singola aula, sia nell’intero territorio nazionale”.
“Se invece a fare la differenza fosse il percorso che registriamo dalla stazione di partenza a quella dove qualcuno ha deciso che dovremmo tagliare il traguardo?”, si chiede Affinati. “Ogni apprendimento possiede una forma propria, un tempo unico: uniformarli tutti secondo i famigerati standard di valutazione oggettiva potrebbe significare eleggere a valore assoluto una semplice convenzione culturale”, sostiene lo scrittore.
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AFFINATI, LA SCUOLA NON E’ UNA GARA A PUNTEGGIO
