Costa d’Avorio: Fatù, pace è una parola e qualcosa di più

Fatù Emmanuelle Fofana ha appena sedici anni. E’ originaria della Costa d’Avorio e frequenta la scuola Penny Wirton di Roma. In Italia vive con la sua mamma e le sue sorelle. Fofana è il suo cognome, ma spesso è così che la chiamano insegnanti e amici di scuola perché questo suono morbido si addice bene alla sua testa piena di riccioli biondi. Fatù Emmanuelle è timida, ancora parla più francese che italiano, ma quando è arrivata l’occasione di mettersi in gioco con un concorso di Save the Children non si è tirata indietro e ha scritto anche lei, aiutata dalla maestra Silvia Dina, un pensiero sulla pace. E tra le righe di questi appunti Silvia si è soffermata a riflettere con altre volontarie sulla scelta di usare l’espressione “neri o bianchi” anziché “bianchi o neri” che tanto usiamo in Europa. “Mi fa pensare a quanto spesso non ci accorgiamo del punto di vista degli altri, tanto siamo abituati a dar per scontato il nostro”, ha detto Silvia. Ma forse avrebbe potuto dire che, in un tempo in cui si ignora facilmente la prospettiva dell’altro, alla scuola Penny Wirton nonostante i molti impegni e il poco tempo, ancora ci entusiasmiamo a scoprire il punto di vista dell’altro.

Pace, una parola e qualcosa in più
di Fatù Emmanuelle Fofana

Pace.
Pace non è soltanto una parola. Pace è un comportamento.
Lo diceva sempre Félix Houphouët-Boigny, padre fondatore del mio Paese, la Costa d’Avorio.
Pace è quando gli uomini non sono in guerra.
Pace è quando evitiamo di creare differenze tra gli esseri umani.
Pace è quando siamo tutti uguali, neri o bianchi, alti o bassi, belli o brutti. Pace è quando ognuno di noi coltiva il proprio benessere senza dimenticare quello degli altri.

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